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Mp3 contessa pietrangeli paolo scarica


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Ringraziamo l'amico e collaboratore della Stratosfera, Pelino, per avere curato la pubblicazione di questo grande concerto dedicato agli Yes. I suoni sono stati ritoccati e migliorati rispetto alle altre pochissime a dire il vero registrazioni di questo concerto in circolazione.

Voglio consolare Pelino per l'incompletezza della registrazione del concerto da lui sottolineata: nessun bootleg esistente contiene i due bis "Roundabout" e "Starship Trooper". Per il primo tour della band inglese, risalente al , vi rimando a queste vecchie pagine della Stratosfera qui.

E ora passiamo la palla al nostro amico Pelino che, lo voglio ricordare con un pizzico di invidia, ci scrive dalla assolata Barcellona, dove vive e lavora da anni.

Grazie ancora per questa meraviglia.

Il messaggio di Marco Bazzato è enunciato chiaramente: la storia del Golgota è destinata a ripetersi, se è destinata a ripetersi anche la storia di Betlemme. Detto con altre parole: né nei confronti del semidio, né nei confronti dell'individuo semplice, qualcosa è generalmente cambiato in duemila anni di storia terrestre. E la salvezza? E la luce nel tunnel? Per Bazzato essa è nell'unità dei figli di Abramo: Giudei, Cristiani, Musulmani contro le istituzioni e i poteri delle tenebre.

Questa unione è stata vista nuovamente dalla visione dei Bogomili e dei Catari- come resistenza contro Satana e la sua entrata solenne attraverso la porta Vaticana, spalancata davanti a lui. Il romanzo è un racconto ansimante per la battaglia eterna dell'elitarismo del Tempio e la profanazione della Chiesa.

Lui tuttora non è penetrato nella Dimora, perché altrimenti il suo verbo e il suo pensiero sarebbero stati diversi.

Le lingue iniziatiche suonano più metaforiche e più assorte, con una grande sensibilità verso il mistico. Ma da un'altra parte, Bazzato da un tempo ha girato le spalle anche alle folla all'atrio del Tempio. I doni che porta e lascerà sotto le sue colonne sono antichi: umanismo, fede, tolleranza religiosa, e libero pensiero. Qualche segni parlano in merito ad una simile supposizione: i riferimenti verso gli Apocrifi, il suo fatidico rapporto con la Bulgaria-Terra di eresia secolare, di tolleranza religiosa millenaria, come la sua curiosità verso frutti proibiti vietati dal Dogma.

Forse il suo appello per l'alleanza religiosa ha sorpassato assai il tempo. Forse il vagabondare dei personaggi del romanzo possono assomigliare al movimento caotico delle particelle di Brown, e l'ultimo messaggio finale del libro è più pessimistico, di quanto presuppone l'amore nella piramide di Cheope, e la cicatrizzazione delle ferite di Gesù.

Ognuno di essi, porta un dono all'adepto, ma a volte la ruotine sovrasta e ferma l'evoluzione. A volte non basta la fede per continuare a salire verso il mistero. A volte l'animo umano non sa se è meglio continuare a sognare, oppure finalmente svegliarsi dal sonno religioso. A volte il velo, coprendo gli occhi, impedisce di vedere la porta del Tempio di Salomone. Passerà Bazzato il suo suolo? Il vertice della Piramide appartiene ad un altro mondo che è invisibile al non iniziato, sono pochi i prescelti che entreranno in esso, e meno solo quelli di che sono destinati a vedere la prima pietra del mondo di Dio.

Probabilmente il restarne fuori, porta e crea meno disagi. Il servizio di stampa proposto per il mercato italiano ha dei limiti oggettivi, sotto i quali non è possibile muoversi, in quanto mancherebbe di convenienza, indipendentemente che esso sia un piccolo editore, o un autore che desidera stampare una sua opera.

Per la stampa del libro, si chiederà l'invio del CD con il testo impaginato su programmi di impaginazione Quark esxpress 7. E' bastato un ventennio di raffinata violenza voluta e propinata con tutti i mezzi della contemporanea informazione per distruggere quanto in secoli costruito! Focalizzando l'argomento, per essere breve, su poesia e musica, sto e stiamo assistendo alla precitata fase distruttiva. Tutti… poeti, musicisti, attori, esecutori e cantanti… basta esaminare il fiorire e dilagare dei concorsi , tutti con la solita, in primis, menzione al pagamento dell'iscrizione per i soliti diritti di segreteria.

Nasce il libro da leggere al mare o mentre si aspetta il bus, nasce la canzonetta insulsa da cantare mentre si lavano i piatti o ci si fa la barba… e poi? Cosa resta di vero se non qualche piccolo fiore in un cumulo abnorme di immondizia?

Continuare cosi? L'uomo poiché fruisce ancora di sensibilità e di intelligenza non deve ulteriormente essere offeso! Ecco quindi le canzoni, complete di testo e di file mp3 da scaricare. La musica è tutta ovviamente di Paolo Filippi, con le seguenti eccezioni: - "Non è l'amore Buona lettura e Cari amici poeti e musicisti, mi rivolgo ancora a tutti quelli non prezzolati che credono nel bello e nel puro, di aderire a questa incolta iniziativa culturale, come sto facendo io, grazie a questo giornale, alla figura del suo direttore Massimo Acciai e tutti i suoi collaboratori, dove la poesia si unirà di nuovo in maniera indissolubile con la musica per dare vita a momenti glorificanti nel santuario dell'arte.

Io dopo molti autori noti, come Prevert, Neruda, Carducci etc Unitevi musicisti e poeti… create quel quid novi di cui c'e tanto bisogno… ed anche se il potere detiene il monopolio informativo della grande diffusione di massa cui accedono pochi e spesso non meritevoli eletti, noi "parva favilla", daremo sicuramente vita ad un grande fuoco con questo possente mezzo d'internet che se usato a fin di bene è grande tetragono e sicuramente… decisamente il migliore. Collegati al sito internet della rivista per poter accedere ai vari video proposti da Paolo Filippi.

E-BOOK Saranno graditi e troveranno degnamente posto lavori musicali e poetici che contengano elementi innovativi super et ultra scholam, che siano cioè vessilliferi di quel quid novi di cui l'arte ha oggi bisogno per rinnovarsi… come non si fa da tempo! E' possibile stampare i libretti ed impaginarseli a casa in modo da formare un vero e proprio libretto del tutto simile al corrispondente cartaceo richiedibile tramite SDP. E' semplicissimo: occorre solo, oltre ad una stampante, una pinzatrice a braccio lungo.

Qualunque novità che sia arte verrà presa in considerazione e pubblicata. Propagandate questa iniziativa, questo sito.. Sembrava un avvocato o qualcosa del genere.

Aveva un orologio d'oro che sbucava dal polsino. Ben pettinato, con una barba ben curata, profumato, mi domandavo cosa ci facesse in compagnia di accattoni puzzolenti come me. Ho visto 51 inverni, ma paiono cento.

In un'altra vita avevo una casa e una famiglia, una madre e un padre, qualcuno che si prendeva cura di me. Ormai non so più se fu davvero in questa mia vita terrena o in un altro corpo, o solo nei miei sogni. A volte sogno grandi edifici gelidi e silenziosi come cattedrali, ma più spesso piccole stanze di legno riscaldate da un allegro fuoco nel camino e con pietanze fumanti sulla tavola.

Penso che i sogni tipici di un clochard non siano molto diversi dai miei. Sogni culinari. Non c'è infatti molto da mangiare nella vie cittadine. Raramente riesco a mettere insieme cena e pranzo, anzi questi due termini hanno perso col tempo significato: ci sono solo pasti malmangiati agli orari più strani. Ho fatto un po' di tutto per tirare avanti, dal lavavetri al parcheggiatore abusivo, finendo poi per chiedere l'elemosina in un angolo di Piazza Dalmazia, nel quartiere di Rifredi.

In questa piazza ci hanno ammazzato di recente un paio di extracomunitari; i fiorentini hanno manifestato una grande solidarietà, ma per i poveracci come me non è cambiato nulla.

Resta chi ha tutto e chi non ha nulla. Fatti di questo genere se ne leggono sulle locandine dei giornali. Perfino un ignorante come me, che ha a mala pena fatto le medie, lo sa. La vita è uno schifo. Una volta leggevo molto - in quell'altra vita il cui ricordo si fa sempre più sbiadito e leggevo di vagabondi e barboni felici, qualcuno addirittura sceglieva volontariamente di vivere per strada.

Chi sarebbe tanto pazzo da scegliere questa vita? Allora tanto vale spararsi in testa, si soffre meno. Quella sera di dicembre che faceva un freddo indiavolato e i Non me lo ricordavo neanche più, rimasi in silenzio, a bocca aperta per lo stupore.

Gli altri barboni mi guardavano curiosi e mostravano anche loro meraviglia, ma anche diffidenza. Verrebbe a cena da me? Riuscii a malapena ad annuire. Che imbroglio diabolico poteva esserci?

Un ricco che invita a cena un povero! Mi alzai dal cartone su cui mi ero seduto e lo seguii. Era chiaro che anche agli altri straccioni era stato rivolto lo stesso invito.

Il misterioso individuo era come il pifferaio magico che si portava in processione i disgraziati della città con la promessa di un pasto caldo gratuito. Pensando al finale della fiaba, come non provare un certo timore? Ma come i topi della storia, l'uomo sembrava averci stregato.

I nostri dubbi erano sopraffatti dalla sua voce e dalla presenza salvifica. Io ero l'ultimo del suo giro. Raggiungemmo a piedi una villa appena fuori città, dalle parti di Castello. Oltrepassato il cancello ci venne incontro un gatto bianco, di razza, a cui mancava un orecchio. Ci sedemmo in un salotto molto elegante. Tra barboni non c'è poi tutta questa solidarietà che viene descritta in certi libri; piucchealtro ci si ignora. C'era comunque qualcosa di diverso in quel tizio, un uomo di mezza età che non somigliava affatto al tipico clochard.

Veniva da una città del nord che non volle specificare; benestante, aveva abbandonato moglie e figlio per non ho capito bene quale motivo e viveva di elemosine a Sesto Fiorentino, dormendo alla stazione di Castello o in qualche casa abbandonata, o semplicemente su una panchina. Più o meno come me. Non lo avevo mai visto prima, ma d'altronde non bazzico quelle zone.

A dir la verità non conoscevo nessuno dei barboni ed extracomunitari, compagni di quella strana serata. Quanto a quel tizio pensai che era del tutto matto. Il barbone appena conosciuto aveva uno sguardo famelico, si vedeva che aveva un debole per l'arrosto. Quanto a me, non ricordavo l'ultima volta che avevo mangiato qualcosa di diverso da qualche pezzo di pizza gettata nella spazzatura o qualche mela rubata al mercato. Dette quel singolare annuncio con estrema naturalezza, come se avesse detto che ci aveva cucinato pollo arrosto o braciole ai ferri.

Lei è un mostro! La voce, imperiosa, era giunta dal tizio accanto a me; il barbone che veniva da Sesto. Si fece silenzio. Udimmo sbattere il portone. Ci guardammo ancora stupiti, senza sapere bene cosa dire.

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Poi io mi alzai e guardai negli occhi il padrone di casa. Ho ucciso e cucinato io personalmente le bestie. Precisamente cani di grossa taglia, per lo più incroci. C'è anche un cane lupo. Più sono grossi e cattivi migliore è il sapore della carne, non trovate?

Magari non avete mai assaggiato carne di cane, ma vi assicuro che è ottima e salutare. Ci sedemmo a tavola, eravamo circa una decina compreso il padrone di casa - che a quanto pareva viveva solo. Un barbone non ama molto parlare del proprio passato: se ha visto tempi migliori è penoso per lui ricordarli, se ha visto solo miseria è comunque spiacevole.

Per questo i barboni sono tipi piuttosto taciturni e la loro conversazione non è molto brillante. Solo un paio di noi si lasciarono andare al racconto: un tizio con uno spiccato accento laziale, piuttosto giovane nell'aspetto, che viveva di espedienti solo da qualche mese e che prima aveva un lavoro in un supermercato.

Nel suo racconto aveva condiviso una donna con un altro uomo; la donna aveva preso in giro entrambi e quando lo avevano scoperto l'avevano mezza ammazzata di botte e si erano dati alla macchia. Si era definito una specie di "ostaggio del sesso". L'altro narratore ero io. La mia storia è piuttosto banale: nell'infanzia e nell'adolescenza ho ricevuto solo calci da tutti quelli che mi stavano intorno, in primis i miei genitori, ed ad un certo punto mi sono stufato e me ne sono andato di casa.

Tutto qui. All'epoca non sapevo quanto potesse essere dura la vita nelle strade, senza un vero e proprio riparo e con lo stomaco vuoto: quando l'ho imparato era troppo tardi per tornare indietro.

Comunque nessuno mi avrebbe accolto come un figliol prodigo, avrei avuto solo una vita ancora più dura di quella che avevo lasciato. Poi mi sono abituato, bene o male, anche se mai del tutto. Per questo un'idea cominciava a girarmi per la testa, fin dal primo boccone d'arrosto di cane.

Il nostro padrone di casa si chiuse in un silenzio che giudicai malinconico. Fuori la pioggerella si era mutata in una pioggia battente, un vero diluvio. Tuttavia ad una certa ora fu chiaro che, pioggia o non pioggia, dovevamo togliere il disturbo e ringraziare per il pasto gratuito. Il gazebo era chiuso da vetrate e dentro c'era un certo tepore dato da alcune stufette. Ci buttammo su dei divani e sul tappeto, felici di passare la notte in un posto coperto e caldo.

Da qualche parte, vicino, un cane ululava. Ci saranno stati forse cinque gradi, forse una decina. Mi decisi a fare fagotto delle mie poche cose e fare due passi. Forse camminare mi avrebbe fatto passare le paturnie. Le vie erano deserte - era l'una di notte, come vidi dal display sopra la gioielleria, e c'erano 9 gradi. Non c'era un filo di vento. C'era la luna piena e le decorazioni natalizie a far luce nelle vie.

Quanto odio le decorazioni natalizie e il natale in genere: quanta ipocrisia, quanta elettricità sprecata quando si potrebbe rendere la vita un po' più sopportabile a noi disgraziati! Talvolta mi ero divertito a rompere le luminarie in via Vittorio Emanuele, centrando le luci con dei sassi raccolti a giro.

Magari ripetere quell'esercizio di mira mi avrebbe un po' tirato su il morale. Camminavo nella strada alla ricerca di oggetti da tirare quando sentii un rumore alle mie spalle. Una specie di guaito soffocato. Mi volto e chi ti vedo? Una figura in ombra che si avvicina ad una specie di fagotto sulla strada. Nella figura in ombra, appena entra nel cono di luce del lampione, riconosco il padrone di casa che mi aveva ospitato qualche settimana prima.

Il fagotto in mezzo alla strada invece è un cane di grossa taglia, a pelo lungo. Non conosco le razze canine, ma mi sembra una bestia di razza, probabilmente smarrita da qualche riccone. Il cane viene prontamente infilato in un sacco nero, uno di quelli per l'immondizia, e caricato su una spalla fino al marciapiede.

Quindi viene legato e abbandonato.

UNION DES AMIS CHANTEURS

La figura si allontana per non più di cinque minuti, quindi appaiono i fari di un cassonato che si ferma vicino al sacco. L'autista è lo stesso "cacciatore" che carica nel cassone del veicolo.

Intanto io mi ero avvicinato e osservavo la scena da dietro un'auto parcheggiata. A volte speravo di rivedere apparire l'anonimo signore gentile che mi tendesse la mano e mi invitasse di nuovo a cena da lui, ma non lo rividi per almeno due settimane.

Durante quel tempo continuai la mia solita vita randagia, tra il sottopassaggio accanto al mercato di Piazza Dalmazia - dove suonavo la mia fisarmonica vecchie canzoni orecchiabili come "Besame mucho" e "O sole mio". I cani non mi sono mai piaciuti: bestie aggressive e moleste, buone solo a rompere la quiete notturna con i loro stupidi latrati e a smerdare le strade e perfino il sottopassaggio dove ho il mio duro giaciglio.

Non ho particolare paura dei cani randagi, anche se si trovano brutte storie di aggressioni nelle locandine dell'edicola, e qualche volta mi sono trovato davanti a cagnacci ringhianti che difendevano il "loro" territorio. Mi bastava di solito dimostrarmi più aggressivo di loro per liberarmene, ma non erano comunque incontri simpatici. Una volta un barbone nuovo è arrivato a contendermi il mio sottopassaggio. Aveva una specie di mastino al fianco. Non l'ho più rivisto.

Un'altra volta un punk abbestia mi aveva guardato storto e mi aveva messo in fuga sguinzagliandomi una specie di dobermann o qualcosa del genere, ringhiante. Solo a stento ero riuscito a mettermi in salvo, scavalcando il cancello di un cortile. Molti dei miei colleghi barboni tengono un cane per compagnia e per impietosire i passanti. Sono disposti a sfamare un cane piuttosto che una persona.

Io non vorrei mai una bestia pulciosa e puzzolente accanto a me, mi basto da solo, come ho sempre vissuto. Di solito mi corico presto, non più tardi di mezzanotte, quando cessa il casino nelle strade e tutto è tranquillità e silenzio. Beh, più o meno. Mai come in quel momento ho sentito la durezza di pietra della mia vita, l'immensa vanità del tutto. Mi ha fatto prendere un bello spavento sa?

Cosa sta facendo? Non lo vede? Sono a caccia! Ma non ho sentito nessuno sparo! Mi beccherebbero subito. Mi feci avanti. Posso venire con lei? Beh… non so… Divenne pensieroso. Temeva qualche brutto tiro da parte mia? Non era quello il motivo. Sentivo che si fidava.

Dopotutto se temeva i barboni che senso aveva invitarne a casa sua addirittura una decina? Conosco diversi posti dove potrebbe trovare delle prede. La prego. Ma in fondo un cane morto non è forse spazzatura? No, poteva essere mangiato. Vidi il muso esplodere in una nuvola rossastra. Tutto si era svolto nel giro di pochi attimi e nel più assoluto silenzio. Il cuore prese a battermi forte: non avevo mai assistito ad una battuta di caccia, figuriamoci in un ambiente quasi urbano.

A dir la verità non avevo mai visto sparare nessuno fuori da uno schermo televisivo. Fu emozionante. Oltre ad accompagnarlo nelle scorribande notturne, guidandolo nelle zone che conoscevo bene dalla mia vita randagia e solitaria, lo aiutavo a cucinare le prede ed in cambio avevo un alloggio assicurato per la notte nel suo gazebo.

Nessuno venne mai a protestare per il sensibile calo di cani randagi, proprio perché randagi e privi di un padrone che li reclamasse, anche se sicuramente in mezzo al mucchio qualche cane di razza smarrito era capitato. I nostri obiettivi erano comunque i cani di grossa taglia, quelli che personalmente trovavo più antipatici e pericolosi per l'uomo.

I cagnolini riposavano al sicuro tra le pareti domestiche, coccolati e viziati più che bambini.

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Non ci interessavano. Un giorno gli domandai perché andasse a caccia di cani. Certo, in questo modo risparmiava sulla spesa, ma era evidente che c'era dell'altro. Ad esempio risparmiava i gatti, e anzi ne teneva un paio in casa, o per meglio dire nel vasto giardino.

Il gatto privo di un orecchio si chiamava Tigre e, seppi poi, lo aveva perduto in uno scontro con altri gatti randagi che si erano intrufolati nella proprietà. C'era poi Trilli, una gattina soriana dolcissima, con cui avevo fatto presto amicizia e che veniva a strusciarsi sempre ai miei jeans mezzi strappati non per moda ma per usura. L'uomo non era molto pratico dei dintorni, infatti si era trasferito da poco e cacciava soprattutto a casaccio.

Per quella sera non trovammo altri randagi a giro, anche se ci spingemmo fino a Calenzano. Vista l'ora trovammo solo parecchie puttane lungo il viale che va a Prato.

Ma non erano quelle le nostre prede. Gli occhi, colpiti dai fari, rimandarono un riflesso fosforescente che aveva qualcosa di lupesco nell'oscurità. Ci guardammo attorno, infine individuai l'animale che urinava presso un vecchio muro diroccato. E i cani allora? Si chiuse in un mutismo che mi fece capire di aver toccato un tasto dolente. Lo avevo sempre sospettato che ci fosse qualche mistero sotto, ma per quel giorno dovetti tenermi la mia curiosità.

Michael era un uomo ricco. Le nostre scorribande notturne rimasero comunque un segreto, condiviso solo da noi e dai barboni e senzatetto della zona, i quali non si tiravano certo indietro davanti ad un piatto fumante di carne canina, a parte qualche extracomunitario musulmano o qualcuno che aveva appunto un cane.

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Cani vivi in casa di Michael non erano infatti permessi. Uscivamo tre o quattro sere a settimana, facendo il giro delle periferie. Se le era portate dietro dall'America, dove era facile procurarsi un'arma. Perché nutrire a spese dello stato assassini e stupratori? Meglio toglierli dalla circolazione. Una volta glielo dissi e lui fece la faccia dubbiosa.

Fu la sera prima che mi consegnasse l'arma, lo ricordo bene. Ormai il mio mentore era diventato una specie di leggenda tra i senzatetto, un porto sicuro, un punto di riferimento. Il segreto era tuttavia ben custodito, dal momento che era tutto interesse degli sfortunati ospiti che la notizia non arrivasse alle orecchie sbagliate.

Solo una volta rischiammo di brutto. Fu verso la fine della primavera, quando le giornate si erano fatte tiepide e lunghe ed era piacevole starsene fuori anche fino a tardi. Quella sera si presentarono due poliziotti con un mandato di perquisizione. C'era stata una segnalazione per attività illecite legate al maltrattamento di animali; sicuramente era stato quel barbone della prima sera che aveva definito Michael "un mostro" prima di andarsene sbattendo la porta.

Era una sera in cui eravamo ancora in casa, di solito non uscivamo prima di mezzanotte. Saranno state le otto. Stavamo preparando la cena, a base di bastardi cacciati la notte precedente. Fu il momento in cui rischiammo tutto: molto probabilmente la prigione.

Io potevo anche sopportarla, non sarebbe stata la prima volta che finivo dietro le sbarre, ma un tipo borghese e delicato come Michael? Sarebbe stata la sua rovina. I Con Michael ormai ero amicissimo: pranzavamo e cenavamo insieme praticamente tutti i giorni, dividendoci il "bottino" delle notti precedenti. Talvolta tornavamo a casa a mani vuote, senza aver fatto nessun incontro canino. Michael allora passava al canile municipale di Sesto e prendeva uno o due bastardini che poi macellava e serviva in tavola.

Potrei raccontare tante piccole storie di caccia. Una notte ad esempio eravamo dalle parti dell'Osmannoro, zona industriale praticamente morta e buia a quell'ora.

Ci eravamo appostati in macchina presso un magazzino quando udimmo un miagolio infuriato ed un abbaiare. Smontammo subito e tirammo fuori le pistole. Davanti a noi vedemmo sfrecciare un grosso cane che inseguiva un gatto randagio. Facemmo fuoco. Beccammo l'inseguitore a mezz'aria, proprio nel momento in cui stava piombando sul povero micio.

Lo colpimmo entrambi, uno alla testa ed un altro all'addome.

La violenza del colpo lo aveva deviato dalla traiettoria e spinto qualche metro lontano. Il gatto era sparito. Fino a quel momento non avevo mai colpito una preda, nonostante avessi sparato diverse volte con la pistola che mi aveva dato Michael. Credo che quella volta fu più un caso fortunato che altro, fu comunque una grande soddisfazione: col mio primo colpo avevo salvato una creatura che stava per subire una tremenda sorte. I gatti mi sono sempre stati simpatici, anche se non li metterei comunque allo stesso livello degli esseri umani.

Non mi hanno mai dato noia, anzi mi hanno fatto spesso compagnia nel gelido sottopasso di Piazza Dalmazia. Noi invece cacciavamo un po' per mangiare e un po' per il gusto di uccidere delle bestie immonde.

C'era un cartello bene in vista: rompermi i coglioni! Un attimo e i ringhi cessarono.

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Infilammo il corpo sanguinante nel sacco che ci eravamo portati dietro, quindi ripulimmo alla meglio il sangue sul prato gettandoci un secchio d'acqua per diluirlo. Il terreno lo avrebbe assorbito cancellando ogni traccia. Al mattino il padrone avrebbe semplicemente constatato la scomparsa della bestia, senza capacitarsi di dove potesse essere andata.

Era improbabile che avessero sentito il cane ringhiare, la casa era piuttosto lontana; ad ogni modo tornammo lestamente nel giardino di Michael, gettando secchio e sacco oltre il muro e riponendo poi la scala nel garage.

L'intera operazione non era durata più di dieci minuti. Area videosorvegliata. A parte la violazione di domicilio in casa ci sono quasi sempre io, quindi non ve lo consiglio. Suonate a Lumachi e vi sarà aperto. Lo guardai in modo interrogativo. Che senso avrebbe avuto introdursi di nascosto in quella proprietà?

Scartata subito l'ipotesi di un furto con scasso Michael era troppo ricco, per quanto fosse eccentrico - mi venne in mente solo un motivo possibile. Ero emozionatissimo. La serata prometteva di essere movimentata e avventurosa. Aspettammo l'ora più adatta chiacchierando nel gazebo, bevendo caffè bollente. Mi ritrovai a raccontargli la storia della mia vita: l'infanzia e l'adolescenza infelice, la fuga da casa, la dura vita di strada. Di lui invece non seppi niente di più di quanto sapessi già, ossia che era nato a Nuova York e che si era trasferito in Italia da non molto, a dispetto dall'italiano perfetto che parlava, tradito solo dall'accento americano.

Verso le due di notte ci muovemmo. Mi sembrava di essere in un romanzo di Salgari, a caccia nella giunga insieme a Sandokan o Tremal-Naik. A me sarebbe toccata naturalmente la parte del fido Yanez o del servo Kammamuri. Introdurci nella proprietà del Lumachi sarebbe stato un gioco da ragazzi: le telecamere tenevano d'occhio soprattutto il cancello e l'ingresso della villa, mentre noi saremo passati dal muro che divideva la proprietà di Michael da quella del vicino. Era un muro di pietra e calcina, alto un paio di metri, con cocci appuntiti in cima.

Non era un problema per noi. Andammo a prendere una scala e in un baleno fummo dall'altra parte. Facemmo appena qualche passo quando sentimmo un ringhiare che si avvicinava. Era il pitt bull del signor Lumachi, il cane da guardia. Aspettammo che si avvicinasse. Lasciai il colpo a Michael, che aveva un conto in sospeso col cane; infatti lo sentii bisbigliare - Adesso smetterai di Pensavo che Michael fosse un po' matto e senz'altro imprudente, soprattutto quando, il giorno successivo, fece visita al signor Lumachi, stavolta usando il campanello, e mi chiese di accompagnarlo.

Io non ero molto convinto, avevo paura di tradirmi, ma lui insistette che proprio in questo modo potevamo sviare i sospetti: non a caso aveva sopportato l'abbaiare lugubre del cagnaccio per tutto quel tempo, proprio per non creare alcun sospetto.

Ci venne ad aprire la domestica filippina, la quale ci fece accomodare in salotto dove il padrone di casa ci raggiunse in pochi minuti. Si trattava di un uomo corpulento, dall'aspetto decisamente volgare: se non fosse stato per la vestaglia di seta e l'odore pesante di colonia che lo precedeva, lo avrei scambiato per un collega barbone.

È per questo che qualcuno fa lo scrittore e qualcuno l'informatico Non che io voglia, quindi, provare a fare qualcosa di simile con Ginevra, la città dove sto vivendo in questi ultimi mesi e che è il posto dove ho passato più tempo dopo Firenze e dintorni.

Il "punto d'osservazione privilegiato" è una ridente casetta circondata da un giardino fiorito, proprietà di due simpatici signori greci che mi affittano il seminterrato. In questo momento i padroni sono a casa in Grecia e il bellissimo giardino è tutto per me. Il motivo per cui mi trovo da queste parti è, come probabilmente sapete, una specie di dottorato al CERN.

Nel frattempo passo le giornate a combattere contro un costoso sistema software proprietario con il quale, tutti ne sono convinti, verranno controllati gli enormi apparati sperimentali oggi in costruzione.

A volte mi capita persino di entrare, con tanto di camice bianco e cuffia nelle "camere pulite" dove viene montato il tracciatore di CMS Ma tornando a Ginevra, dicevamo che non è proprio la città più bella del mondo, né è famosa per la vita notturna. Sarebbe insomma una città decisamente triste ed anonima se non fosse per il lago. Se Ginevra è considerata la seconda città più vivibile del mondo dopo Zurigo il merito non è sicuramente degli orari dei supermeracati, ma probabilmente anche dei parchi.


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  • By Biondi